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Rifiuti


2013 Settembre - SISTRI: Sistema Incredibile per Spendere Tante risorse Italiane

 

 

Il SISTRI diverrà operativo oltre ogni ragionevole certezza di  inoperatività. . .  siamo fatti così!!

 

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Ultimo aggiornamento ( 13 settembre 2013 )
 
2013 Agosto - RIFIUTI & SANZIONI: è vero che basta "leggere" la disciplina sanzionatoria ?

 

Ma, davvero basta leggere la disciplina sanzionatoria in materia di

rifiuti per comprenderla ?

 

C'è chi sostiene che sia "chiara" e basti leggerla, ma noi non siamo di

tale avviso  ... speriamo che il legislatore ci ascolti.

 

... ancora sull'articolo 258 del D.Lgs. 152/2006 

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Ultimo aggiornamento ( 13 settembre 2013 )
 
Agosto 2012 - SISTRI: to pay or not to pay… that is the question !

 L'articolo 1, comma 1, lettera c), del D.M. 25 maggio 2012 , n. 141 (pubblicato in Gazzetta il 23 agosto 2012)  stabilisce che  per l'anno 2012 il pagamento  del  contributo SISTRI deve essere effettuato entro il 30 novembre 2012

L'articolo 52, comma 2, del D.L. 22 giugno 2012, n. 83, oggi convertito in legge (con legge pubblicata nella Gazzetta dell' 11 agosto 2012) stabilsce che  è altresì sospeso il pagamento dei contributi dovuti dagli utenti per l'anno 2012

In mezzo ci stanno gli imprenditori che cercano di capire

 

Ancora un contributo in materia di SISTRI: "SISTRI: to pay or not to pay… that is the question !"

CLICCA QUI PER SCARICARLO

Ultimo aggiornamento ( 11 ottobre 2012 )
 
2012 agosto - Sistri & Sanzioni: Non c'è 2 senza 3

 

Persiste l' errore nel primo comma dell'articolo 52 del decreto convertito

 

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Ultimo aggiornamento ( 11 agosto 2012 )
 
2012 giugno - Errare Humanum Est - Sanzioni Registri e Formulari

SISTRI e sistema sanzionatorio: Errare humanum est, perseverare autem diabolicum !

Nel Decreto Legge "crescita" n° 83/2012 si mantiene l'errore del luglio 2011 continuando a non rendere applicabile  il sistema sanzionatorio per le violazioni agli articoli 190 e 193 TUA (registri e formulari) 

 

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Ultimo aggiornamento ( 27 luglio 2012 )
 
2011 Agosto - Ferragosto .... senza SISTRI

Indeboliti dalla convalescenza per lo stress causato – pallottoliere alla mano – dalla conta dei giorni mancanti alla progressiva e scaglionata entrata in vigore del SISTRI, sono occorsi alcuni minuti – di incredulità e sbigottimento – prima di avere piena consapevolezza che il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) fosse stato abrogato dal 13 agosto 2011 !

Per scaricare l'articolo  CLICCA QUI 

Ultimo aggiornamento ( 31 agosto 2011 )
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2010 Giugno - Eppur mi son scordato di te...caro articolo 183

        Auspicando  di non incorrere nelle ire di una nota band degli anni ‘70 o di infastidire il grande Lucio Battisti, esordiamo con un «eppur mi son scordato di te…» che non vorremmo trovarci a dover usare in ambiti istituzionali della Pubblica Amministrazione,  notoriamente poco melodici e non proprio adatti ad esibizioni canore.
Col passare del tempo le abitudini cambiano, ma capita sempre di dover “fare di necessità virtù”, quando, ad esempio – durante lunghe passeggiate e soste forzose presso gli uffici delle Pubbliche Amministrazioni deputate al controllo in materia ambientale –, si attende l’esito di certe valutazioni, con la speranza che, magari, risultino favorevoli e conformi alle aspettative.
Nelle pause, fra una discussione e l’altra, non potendo dare per scontato di avere sempre la meglio, resta comunque la soddisfazione di poter canticchiare una  canzonetta. Stavolta, abbiamo scelto un ritornello longevo, ma orecchiabile, che rallegra l’animo e  ci aiuta ad ingannare l’attesa, considerandolo di buon auspicio.

        Con evidente spirito goliardico vorremmo provare ad interrogarci su quale sia il momento – o la fase – a partire dal quale si debba davvero cominciare a parlare di «gestione rifiuti». D’altronde, è importante che il  produttore iniziale di rifiuti sappia fin dove, e quando, poter liberamente esercitare la propria attività. Consapevolezza che si rivelerà utile ad affrontare certe prese di posizione – a volte eccessivamente cautelative – degli organi di controllo, davanti alle quali è indispensabile avere l’esatta percezione di quale sia la “soglia” oltre la quale, per il citato produttore, si rende necessaria l’acquisizione di un preventivo titolo abilitativo di natura amministrativa: autorizzazione, comunicazione in regime semplificato, iscrizione; in alternativa all’affidare lo svolgimento di certe operazioni – anche elementari e scontate – ad un soggetto debitamente autorizzato.

        Non è raro, infatti, che l’Autorità competente consideri “sempre e comunque” gestione rifiuti, qualsiasi operazione di cernita  e/o di selezione degli stessi, indipendentemente dal momento in cui venga effettuata e senza neppure darti il tempo di precisare quale sia il contesto in cui le si intendono svolgere: (nell’ipotesi che intendiamo prospettare si tratta de) la fase preparatoria di un deposito temporaneo.

Ultimo aggiornamento ( 02 luglio 2010 )
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2006 Maggio - Sommersi da terre e rocce da scavo: uno “smottamento” nel nuovo T.U. Ambientale

Finalmente siamo giunti all’entrata in vigore del tanto atteso «Testo Unico Ambientale»: dal 29 aprile 2006 è infatti vigente il D. Lgs. 03 aprile 2006, n. 152 « Norme in materia ambientale »!

Dopo un lungo peregrinare fra bozze, versioni e richieste di chiarimenti possiamo contare su di un testo definitivo; ma non per questo ci pare il caso di affrontarlo d’emblée, nel proprio imponente insieme.

Ci limiteremo, pertanto, a prendere in esame – scavando… scavando… fra quelli di nostro interesse – un preciso argomento che ci è sembrato opportuno analizzare; se non altro, perché ……da qualche parte occorreva pur cominciare!

Scavando….., appunto, nei meandri della nuova normativa, è risultata fatale l’attrazione verso quell’articolo che – per omonimia di contenuto – si è mostrato più vicino all’attività di analisi pazientemente intrapresa: il 186 (terre e rocce da scavo); anche – diciamolo subito!! – a causa dell’illusione di poterlo gestire con una certa nonscialance e, quindi, sottovalutando la sussistenza del rischio di rimanere sommersi dalla valanga di molteplici interpretazioni che, viceversa, possono scaturirne fin da una prima e sommaria lettura.

Ultimo aggiornamento ( 13 maggio 2010 )
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2006 Aprile - Dal nuovo schema di “T.U. Ambiente” brutte notizie per i proprietari di terreni

Non staremo, ovviamente, a ripercorrere quanto già detto nel recentissimo lavoro «Per l’art. 14 del “Ronchi” non è una colpa essere proprietari di un terreno!» , la cui fondatezza, ad avviso di chi scrive, resta inalterata e del tutto confermata.

Dopo la lettura della nuova versione dello schema di Decreto Unico Ambientale , non possiamo però omettere una necessaria precisazione, che nasce spontanea riguardo a quanto stabilito dall’articolo 192; del quale si è avuto modo di trattare nella pubblicazione poc’anzi richiamata.

Ultimo aggiornamento ( 02 luglio 2010 )
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2006 Gennaio - Per l’art. 14 del “Ronchi” non è una colpa essere proprietari di un terreno!

Prendendo spunto dalla recentissima decisione della Quinta Sezione del Consiglio di Stato (di seguito indicato con l’acronimo CdS), 16 novembre 2005, n. 6406, vorremmo evidenziare come, ancora oggi, non sono per niente rare le occasioni in cui un’amministrazione comunale (avviando – quando va bene !! – un procedimento amministrativo) indirizzi direttamente ai proprietari di un’area, in cui “qualcuno” ha scaricato dei rifiuti, un provvedimento che impone loro di provvedere alla rimozione degli stessi (molte volte qualificandola impropriamente come “bonifica”), nonostante che la deprecabile azione sia imputabile ai soliti ignoti. In aggiunta a ciò, molto spesso, viene del tutto omessa o trascurata – da parte dell’Ente locale – la predisposizione di concreti accertamenti volti ad individuare chi sia l’effettivo autore dell’illecito, come se ciò non avesse poi troppa importanza.

Dichiarata preliminarmente l’intenzione di non volersi addentrare nella tematica della bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati , ci proponiamo di sottolineare come una delle massime ricavate dalla menzionata decisione n. 6406/2005, risulti formulata in maniera tale da lasciar intendere, a primo acchito, che le sopradescritte iniziative – intraprese dalle pubbliche amministrazioni a carico di proprietari di immobili – siano sempre del tutto legittime. D’altronde, vistone il tenore, non si può negare che lo si potrebbe anche pensare: «L’ordinanza con la quale il sindaco impone al proprietario dell’area di bonificarla in relazione a rifiuti speciali tossici e nocivi su essa giacenti, non ha carattere sanzionatorio, nel senso che non è diretta ad individuare e punire i soggetti ai quali è da attribuire la responsabilità civile e/o penale della situazione abusiva, ma solo ripristinatorio, per essere rivolta essenzialmente ad ottenere la rimozione dell’attuale stato di pericolo e a prevenire ulteriori danni all’ambiente circostante e alla salute pubblica. Pertanto, detta ordinanza può essere legittimamente indirizzata all’attuale proprietario dell’area, cioè a colui che si trova con quest’ultima in un rapporto tale da consentirgli di eseguire gli interventi ritenuti necessari al fine di eliminare la riscontrata situazione di pericolo, ancorché essa sia da imputarsi ad altro soggetto o al precedente proprietario (v. C.d.S. Sez. V, 2 aprile 2001, n. 1904 e 2 aprile 2003 n. 1678).»


Il nostro, quindi, vuol essere un modesto contributo semplicemente rivolto a chiarire che – contrariamente a quanto qualcuno possa o voglia pensare – “di regola” non è affatto plausibile “prendere di petto” il proprietario incolpevole – di un terreno interessato da un abbandono di rifiuti – ed invitarlo/incaricarlo/obbligarlo a fare ciò che da questi, viceversa, non potrebbe essere assolutamente preteso.

Ultimo aggiornamento ( 02 luglio 2010 )
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2002 Novembre - La Messa in riserva di rifiuti…. questa sconosciuta

Reduci da un periodo di «pausa» dedicato a prender fiato e meditare , dopo aver dettagliatamente analizzato l’utilizzazione diretta degli scarti e residui – soluzione “temporaneamente” lasciata in sospeso – ci apprestiamo ad iniziare un’altra “scarpinata” fiancheggiando, stavolta, le pendici della messa in riserva di rifiuti. Fin dai primi passi, mossi ai piedi del declivio, appare evidente l’approssimarci ad una fattispecie della quale non esiste una specifica definizione nell’ambito della normativa vigente in materia di gestione rifiuti. Questo elemento offre già, da solo, lo spunto per una dissertazione che – al di là degli aspetti teorici – potrebbe risultare utile ad individuare una soluzione concreta per chi – di fronte al bivio – si ponga, o si sia già posto, “il problema” di scegliere quale delle due strade imboccare: la via della utilizzazione diretta degli scarti, oppure quella del loro recupero. Diciamo che, con la lena del maratoneta, potremmo metterci in cammino su di una ragionevole “via di mezzo” (non per questo da tacciare di mediocrità) senza, ovviamente, la pretesa di maneggiare verità inconfutabili o assolute; …tutt’altro!!


La Messa in riserva nel decreto Ronchi

Come appena accennato, il D. Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22, non fornisce – in maniera diretta – una «definizione» di messa in riserva; tant’è che manca – anche all’art. 6, rubricato: definizioni – un brano dedicato esplicitamente a tale fattispecie. Nonostante tutto sembra ugualmente possibile ricavarsela – in maniera indiretta – partendo dall’altra definizione, quella di “stoccaggio”, presente alla lettera l) dello stesso articolo 6, dove per stoccaggio deve/può anche intendersi:


«le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di materiali di cui al punto R13 dell’allegato C».


Ultimo aggiornamento ( 02 luglio 2010 )
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